Dal Ponte Aleardi al Municipio - Verona

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Dal Ponte Aleardi al Municipio


Il Ponte Aleardi (*) fu costruito nel 1879, due anni dopo la morte del poeta concittadino al quale fu intitolato, per agevolare le comunicazioni con il Cimitero monumentale, che si estende sulla sponda opposta dell'Adige.

Come a Riva Battello, nei pressi del Ponte Garibaldi (*), anche qui esisteva un traghetto. Il Ponte originario di ferro fu travolto dalla tristemente famosa piena del 1882; nel 1884 fu sostituito con un nuovo manufatto metallico a cura di un'impresa privata, cui il Comune concesse in cambio il diritto di pedaggio con la sola esclusione dei trasporti funebri. La struttura di ferro, lunga m. 98, suddivisa in cinque luci, larga m. 9, poggiava su spalle in muratura e sopra stilate metalliche.

Nel 1939 il Comune ne decise il rifacimento per ovviare all'usura e per potenziare la portata del ponte. I lavori occuparono gli inverni del 1940 e del 1941: furono costruite le spalle e le pile in cemento armato, ma nella primavera del '41, a causa della guerra, i lavori furono sospesi. Il 25 aprile 1945 una delle pile fu fatta brillare dal Tedeschi. Subito dopo la Liberazione, le truppe alleate lanciarono un ponte militare con struttura metallica, appoggiandolo sulle spalle e sulle pile esistenti. L’attuale ponte fu riedificato attorno al 1950.

La via che dal Ponte Aleardi conduce, seguendo le mura magistrali, verso Piazza Bra’ (*) deriva il toponimo Pallone dalla presenza, fino verso la metà del sec. XIX, in prossimità del fiume, dello sferisterio cittadino.La strada fu ricavata perlopiù dalla colmatura degli antichi fossi scavati ai piedi delle mura quando Gian Galeazzo Visconti aveva voluto isolare la Cittadella militare, che si estendeva a sud delle mura, dal resto della città.

La cortina difensiva che si segue lungo il fianco sinistro di Via Pallone, fu tracciata, per la prima volta, ai tempi del libero Comune (sec. XII) e in seguito fu più volte restaurata fino alla prima età veneziana.

L'edificio d'angolo con vicolo Trave, al n. 6, conserva pochi elementi della primitiva costruzione cinquecentesca. Interessante è anche la struttura della casa che si affaccia sul vicolo e che prosegue in angolo con Via Lastre, in parte affondata nel terreno.

Sulla destra, vicolo Pallone presenta, al n. 3, un elegante palazzo del primo Rinascimento con finestre centinate di marmo e un bel portale con capitelli ionici, decorato con trofei d'arme; dirimpetto, al n. 2, sorge una casa degli inizi del Seicento con gran portale bugnato e mascherone dionisiaco nella serraglia.

Sul lato sinistro di Via Pallone si apre nelle mura il grandioso fornice dal quale si accede a via del Pontiere, affiancato da una ben conservata torre d’età scaligera, costruita all'epoca di Alberto I della Scala (fine sec. XIII). Dirimpetto al fornice, Via Pallone s’incrocia con la breve via Ponte Rofiolo, che nel toponimo conserva il ricordo del ponticello esistente al di là delle mura sopra l'ultimo tratto del corso dell'Adigetto.

Sulla sinistra di Via Ponte Rofiolo si trova il maestoso Palazzo Fracastoro, architettura mediocre di Adriano Cristofali (fine sec. XVIII), nel cui cortile si conserva un bel puteale della Rinascenza. In fondo alla strada, oltre l'incrocio con Via S. Pietro Incarnario, si staglia la facciata della casa Cavalli-Lavezzola-Parma-Pasquini, dipinta a fresco da Nicola Giolfino. L'edificio, modesto quanto a struttura architettonica, appartenne al fisico e medico Francesco Cavalli, che nel 1505 commissionò gli affreschi. Il programma decorativo propone, oltre ai consueti fregi e al repertorio di divinità olimpiche rievocate con funzione allegorica, l'esaltazione dell'Astronomia, probabile omaggio agli interessi culturali del committente.

Subito a sinistra si apre la breve Via Terre, dalla quale si ritorna in Via Pallone: all'estremità del vicolo si conserva un tratto di selciato romano a basoli prismatici neri, sollevato dal livello originario alla quota dell'odierno piano stradale: è probabile che esso si riferisca al tratto di strada romana accertato sotto le fondazioni dell'attiguo Palazzo Ridolfi-Messedaglia.

AI n. 24 di Via Pallone ha trovato sistemazione il portale sanmicheliano del Palazzo Da Lisca (già Fiorio dai Fiori Della Seta), che sorgeva presso il Ponte Nuovo e che fu demolito verso il 1890: la struttura del portale, a bugnato, è conclusa da una serraglia a testa di Medusa.

All'angolo con lo stradone Scipione Maffei, si erge la mole tardo-settecentesca di Palazzo Terzi. Di qui Via Pallone prosegue col nome di via degli Alpini: il toponimo fu imposto alla fine della prima guerra mondiale per onorare il Corpo militare che lungo la via Pallone aveva avuto le sue prime caserme, addossate alle cortine comunali.

La via degli Alpini conduce in Piazza Bra’, tra le mura e la sede municipale. L'edificio che delimita sulla destra largo degli Alpini, noto come “Palazzo Pirelli”, oggi sede d’alcuni uffici comunali, fu costruito entro il 1942 in perfetto stile littorio. Esso invase la parte terminale del giardino Spolverini-Orti Manara, verso i resti del quale prospetta ancora con la facciata interna. Prima del 1942 il giardino era circondato su tre lati da una muraglia merlata, con bertesche agli angoli; una porzione del vecchio muro di cinta merlato sopravvive lungo vicolo Borella, sulla destra di piazzetta Municipio.

L'edificio municipale (*), incendiato da spezzoni aerei nella notte sul 23 febbraio 1945, nel dopoguerra fu restaurato e ampliato con l'aggiunta del corpo semi-ellittico (1947-1950). Il progetto dell'addizione architettonica fu elaborato dagli architetti veronesi Raffaele Benatti e Guido Troiani: 63 mila metri di cubatura, più di due mila metri quadrati di superficie utile per ogni piano dell'edificio, 288 vani. L'idea della struttura semi-ellittica fu desunta da un progetto steso nel 1821 da Gaetano Pinali per la costruzione di un teatro in Piazza Bra’, mai realizzato, e richiama, con il suo andamento curvilineo, la suggestione del vicino Anfiteatro romano.

Nel sito della fabbrica del Municipio sorgeva anticamente la chiesa di S. Agnese, che dava il nome ad una contrada del Quartiere Maggiore, ricordata per la prima volta nello Statuto dei Notai del 1268. Si trattava di un povero edificio, circondato da casupole: nel 1443 la giurisdizione parrocchiale fu trasferita alla chiesa di S. Donato alla Colomba, oltre Piazza Bra’.

Nel 1478 accanto alla chiesa dl S. Agnese fu costruito un ricovero per gli appestati: duecento anni dopo il complesso passò sotto la giurisdizione dell'Ospedale dei SS. Giacomo e Lazzaro. Nella seconda metà del Settecento la chiesa fu rinnovata in forme classicheggianti da Adriano Cristofali; nel 1803 fu sconsacrata e ceduta alla Congregazione di Carità. Nel 1819 l'edificio fu occupato dal corpo di guardia austriaco, che si era trasferito dalla sede della Gran Guardia vecchia e che vi rimase fino al 1837, quando l'ex-chiesa di S. Agnese fu atterrata per consentire la costruzione, al suo posto su progetto di Giuseppe Barbieri, della Gran Guardia nuova, che sarebbe divenuta sede municipale di Verona nel 1874.

Poco discosto da S. Agnese, in direzione sud-ovest, era stato costruito, nel 1520, un altro piccolo ospedale, al quale era annessa la chiesetta di S. Maria della Misericordia. Nel 1786, divenuto insufficiente tale ospedale, ne fu eretto un altro più grande proprio in mezzo alla Bra’, anch'esso dotato di una piccola chiesa che fu detta di S. Maria della Misericordia Nuova: entrambi gli edifici furono demoliti nel 1819".

Fonte: Notiziario BPV numero 3 anno 1989

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