Via Gaetano Trezza e il "Paradiso" - Verona

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Via Gaetano Trezza e il "Paradiso"


Via Gaetano Trezza, che raccorda via San Vitale e largo San Nazaro, storicamente nota come Levà del Paradiso per la leggera salita che la contraddistingue dall'inizio di via San Vitale sino alla Chiesa di Santa Maria del Paradiso, era una delle principali arterie di Veronetta. La sua importanza venne notevolmente ridimensionata dopo l'apertura di Via XX Settembre, che facilitò il collegamento diretto con Porta Vescovo.

Il titolo della strada ricorda la singolare figura di Gaetano Trezza (nato a Verona nel 1827), sacerdote e professore nel Ginnasio cittadino allontanato dall'insegnamento per le sue idee liberali dalle autorità austro-ungariche; lasciato il sacerdozio e rifugiatosi in Lombardia nel 1860, Gaetano Trezza fu chiamato come docente nell'Istituto di Studi superiori di Firenze, dove professò l'ideologia positivista in sintonia con il pensiero di Roberto Ardigò, ma con un'accentuazione pessimistica nella visione della natura come dominio del caso e del meccanicismo.

La strada non presenta segni architettonici di particolare rilievo fino alla chiesa di Santa Maria del Paradiso (*).

Circa l'origine di quest’edificio sacro, è nota l'esistenza ab immemorabili di una chiesa fuori Porta Vescovo intitolata a sant'Apollinare detta della Peccana, con annesso ricovero per pellegrini. Nel 1470 la chiesa venne affidata alle cure dei padri Serviti dell'Osservanza e da allora cominciò ad affermarsi la nuova intitolazione. In seguito alle aumentate esigenze del culto i Serviti chiesero, nel 1519, alle autorità venete di poter erigere una più grande chiesa nel medesimo sito della preesistente. Per mancanza di mezzi i lavori procedettero a rilento, tanto che la prima sistemazione interna in cui si trasformò il corpo del vecchio Sant'Apollinare nel coro e nel presbiterio della nuova chiesa avvenne soltanto nell'anno 1600.

Solo dalla pestilenza del 1630 la nuova chiesa cominciò ad arricchirsi d’ornamenti e arredi. I Serviti vi promuovevano la pietà mariana, secondo la spiritualità del loro Ordine. Da tale circostanza ebbe origine il nuovo titolo di Santa Maria, detta del Paradiso per distinguerla dall'altra chiesa dove nel frattempo si erano trasferiti i Serviti, cioè Santa Maria della Scala (*). Anche il rione circostante cominciò ad essere detto "del Paradiso", toponimo che ancora sopravvive nella via che collega questa strada a via Giosuè Carducci.

Nel 1754, in seguito alla costruzione della cantoria e dell'arco trionfale, la fabbrica assunse l'aspetto definitivo odierno, ma le murature esterne erano grezze e l'edificio era privo di facciata. Nel 1772 un decreto della Repubblica Veneta soppresse il convento veronese dei Serviti e tutti i beni dei padri furono confiscati dal demanio. In un primo momento fu il conte Cesare Realdi ad acquistare la chiesa del Paradiso, meditando di trasformarla in cappella privata. In seguito egli accettò la proposta di permutare il possedimento con l'immobile della chiesa di San Vitale, già fatiscente a causa delle ripetute inondazioni dell’Adige. Così la sede parrocchiale di San Vitale, con quasi tutti i suoi arredi sacri (altari, marmi, reliquie ecc.) fu trasferita in Santa Maria del Paradiso (25 agosto 1782).

Nelle cure della nuova parrocchia subentrarono i cavalieri di Malta (o Gerosolimitani) che avevano giurisdizione sulla chiesa di San Vitale. Anche il titolo di Santa Maria del Paradiso cambiò in quello di San Vitale e tale rimase fino al ottobre 1842, quando, in seguito alla soppressione dell'ordine dei cavalieri di Malta, l’esercizio della chiesa fu conferito dall'allora vescovo di Verona Pietro Aurelio Mutti ai padri "Regolari ministri degli infermi", noti anche come "fatebenefratelli" o "Padri Camilliani".

In quell'occasione fu definitivamente cancellato dal ruolo arcipretale la parrocchia di San Vitale e la chiesa tornò all'originario suo titolo di Santa Maria del Paradiso e gli incartamenti di rito furono trasferiti alla chiesa parrocchiale di San Nazaro. La dedica della chiesa al compatrocinio di san Camillo avvenne l’8 giugno 1844 con l’esposizione al pubblico di una statua lignea del santo scolpita dall'intagliatore veronese Baldo Sughi.

I padri Camilliani apportarono piccole modifiche alla struttura interna dell'edificio. Nel 1896 innalzarono la facciata su progetto dell'ing. Antonio Viola. Gli ultimi lavori di trasformazione caddero nel 1927 quando la vecchia sacrestia venne trasformata in santuario delle reliquie.

Vista la storia travagliata dell'edificio, sarebbe improprio attendersi significative testimonianze artistiche. Tuttavia va ricordata la presenza dell'altare fatto costruire dall’"arte dei caliari" nel 1705 sopra il quale si trova una bella pala di Antonio Balestra (1666-1740) raffigurante la Madonna con Il BambIno e I SantI Gerolamo, Rocco e Bernardino.

Tra le opere provenienti dalla chiesa soppressa di San Vitale vanno poi ricordate la grande pala raffigurante l'Assunta, dipinta da Paolo Farinati nel 1565 e la pala raffigurante San Metrone tra San Domenico e Sant'Antonio da Padova dipinta da Liberale.

La parte più caratteristica della chiesa di Santa Maria del Paradiso è il cosiddetto "Reliquiario", dove sono custodite in bell'ordine alcune migliaia di reliquie di santi classificate e ordinate in appositi e talora pregevoli contenitori.

Sul finire della Via Gaetano Trezza sorge un maestoso edificio di cinque piani dei primi del Seicento, Palazzo Da Pergine poi Pontedera, di chiaro gusto barocco con teste e conchiglie scolpite nell'architrave dei finestroni del piano nobile. Nella sommità dell'arco centrale spicca uno stemma con le armi dei Rambaldi inquadrato con le api dei Barberini. L'edificio barocco sorse su un precedente caseggiato probabilmente gotico, come confermano i resti visibili da vicolo Carnevale (toponimo derivato dal nome di una famiglia ivi residente).

Fonte: Notiziario BPV numero 3 anno 1998

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