Santa Maria in Stelle - Sentiero - Verona

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Santa Maria in Stelle - Sentiero


A Santa Maria in Stelle, bella tessera del mosaico della Valpantena alle Porte di Verona, ci si arriva – dopo pochi chilometri – in automobile, in bicicletta o in autobus, possibilità queste che rendono facilmente fruibile un luogo che merita particolare attenzione.

Da questa località si diparte un "sentiero natura", specificatamente individuato e illustrato per avvicinarsi alla natura, alla sua storia, alle sue bellezze. Il sentiero, con i suoi tre chilometri di lunghezza e 200 metri di dislivello, è davvero una passeggiata "fuori porta".

Il tracciato ci accoglie con; quell'inestimabile gioiello storico che è il Pantheon, ipogeo-ninfeo romano del Il secolo d. C., trasformato al culto cristiano nel V secolo d.C. In esso giunge un collettore sotterraneo d'acqua, lungo oltre 100 metri, che pesca in una grossa sorgente sepolta nel conoide pedemontano.

Una sapiente e attenta dosatura d’opere si ritrova, salendo la collina, oltre le cinquecentesche Ville Giusti, nei muri a secco: la sterile pietra trasformata in logico contenitore di terra fertile. Mentre il percorso sale tornante dopo tornante, le "marògne" (muri a secco) seguono, discrete, e in esse come nei più inosservati tagli di roccia si impara a leggere il clima d’oggi, come quello di 100 milioni d’anni fa.

La guida del sentiero, articolata in 17 "punti d’osservazione", fornisce un’interessante serie di notizie, direttamente riscontrabili, relative ad un lunghissimo arco di tempo, quando quelle rocce erano ancora fango calcareo di un mare profondo.

Dalle fessure spuntano edere, "veriòla" (parietaria officinalis), vitalbe e biancospini, mentre i bordi della vecchia strada odorano intensi d’assenzio (ardite temisia absinthium), menta selvatica, melissa (m. officinalis), salvia (s. pratensis) e timo (t. serpyllum). Gelsi, fichi, noci e ciliegi si fanno sulle pagine della guida fedeli interpreti della tradizione contadina che di tutto conosceva le proprietà alimentari e medicinali; aceri, ornielli e roverelle confermano lungo il cammino l'antica saggezza.

Alcune particolari associazioni vegetali, come olivo e rosmarini (o capperi e finocchio selvatico) ci parlano del clima qui particolarmente mite, di due millenni d’agricoltura di stile mediterraneo e, forse, d’antichi climi ancor più tiepidi, che qui hanno lasciato residue testimonianze.

A partire poi dalle medie quote (200 metri s.l.m.) la selce occhieggia vitrea e colorata (rosa, nera, bionda) tra gli antichi livelli di calcari marini; l'uomo preistorico, per quasi 500 mila anni, trovava su questi versanti la materia prima più apprezzata per forgiare i suoi strumenti litici. Verso la cima della dorsale, il paesaggio si apre ampio ed articolato, fino alle colline di Verona, regalando ad ogni stagione colori e immagini diverse.

Raggiunta la frazione di Maroni, dominata nel verde dei grandi roveri dalla vecchia corte abbandonata, ci si trova al colmo della dorsale; il sentiero è completato: da qui l'occhio spazia fin oltre la Val Squaranto, mentre altri sentieri e tracciati non meno belli ed interessanti proseguono a sud verso la Marseghina e il castello di Montorio, a nord verso Monte Gazzo e Romagnano.

Il percorso e le informazioni raccolte dalla guida hanno termine in una scalinata semicoperta dall'erba e fiancheggiata da cipressi secolari che conduce ad un terrazzo panoramico, cintato di panche di pietra; lì accanto s’incontrano i resti insospettabili di una fonte coperta, un tempo forse un piccolo ninfeo artificiale nello stile dei "giardini all'italiana".

Fonte: Notiziario BPV numero 4 anno 1985

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