Lessinia - Museo botanico - Verona

Verona, Lessinia - Museo botanico: La Lessinia non è certo il Monte Baldo: non ha perciò capacità di competere, per la qualità e la quantità di «erbe», con quello che fin dal ...
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Lessinia - Museo botanico


La Lessinia non è certo il Monte Baldo: non ha perciò capacità di competere, per la qualità e la quantità di «erbe», con quello che fin dal Rinascimento era conosciuto come l'orto botanico d'Europa, al quale peregrinarono tra gli altri Gerolamo Fracastoro - che vi ambientò un suo famoso «dialogo» - e Francesco Calceolari, medico e «speziale», autore della prima monografia di botanica baldense.

Eppure anche la flora della Lessinia è da considerarsi di grande interesse: quindi degna di studio e di una miglior conoscenza, così come sono conosciuti altri aspetti naturalistici di questa vasta regione montana che sta alle spalle di Verona.

Del resto già nel secolo scorso don Angelo Bacilieri, autore di una bella monografia su Molina, cantava le varietà e i pregi della flora di questa località della Lessinia, nell’alta VaI dei Progni di Fumane:

«nel bosco - egli scriveva - hanno predominio le amentacee, le conifere e le caprifogliacee ecc. ...Come soggetti isolati d’altre classi abbiamo il tiglio, il frassine, il citiso, l'oppio o acero campestre e qualche cespo di rosola ecc. ecc.».

E quindi:

«nel prato e nel campo sono ben numerose le rosacee... Molte varietà di fico crescono presso l'abitato, il gelso prospera nel prato e nel campo: la vite vinifera si coltiva diligentemente a filari; e qua è là nei prati e nei siti umidi ed ombreggiati si vede solitario qualche noce... ».

E dopo aver ricordato che in primavera nel bosco si va cogliendo I'asparago e la fragola, e nei campi la fedia, il ramponzolo, il tarassiaco, il radicchio ed il croco, il Bacilieri annotava come il prato avesse varie specie di trifoglio, la salvia prataiola, la rumice acetosa, il timo, I'autassanto odoroso o paleina ed altre erbe innumerevoli, per concludere infine con un cenno alle erbe medicinali «che pure a Molina crescono numerose».

«Ma - concludeva il buon prete - questi vegetali, che potrebbero essere utilissimi, non ci danno alcun vantaggio. E' vero: si vede talora qualche erbolaio forestiero, che si aggira quassù raccogliendo diverse erbe per uso medico o per istudio botanico, ci è qualche persona che fa raccolta di una o di altra specie d’erba per fare empiastro o decotto secondo il consiglio di qualche sanitario, o di persona di fiducia, si è visto persino chi andava al vicino monte Pastello, per far raccolta dell'antola, che vi cresce numerosa. Ma in fatto d’erbe medicinali e di licheni qui nessuno se ne occupa: si lasciano crescere a loro agio: il tempo, l'aria, il sole e l'acqua fanno disseccare tutto, e tutto ridurre in polvere: il resto sa farlo il vento».

Se il Bacilieri potesse tornare al mondo, gioirebbe anche lui a per la bella iniziativa promossa dalla locale Pro Loco. che sulle "erbe" e con le erbe che nascono all’interno del Parco delle Cascate, ha allestito da qualche tempo un "Museo botanico ella Lessinia". Si tratta di una preziosa raccolta, ora esposta nelle vetrine ospitate in un piccolo edificio adibito a sede del museo, proprio nella piazza del paese.

Il Museo Botanico della Lessinia è dedicato giustamente all'insigne botanico molinese del XVIII secolo, Giovanni Zantedeschi. Costui, nato a Molina il 3 maggio 1773, dotato di rara intelligenza e d’ingegno versatile, aveva studiato a Verona lettere e scienze e a Padova aveva frequentato quella Università, ottenendo con sommo onore la laurea in medicina e chirurgia. Subito si era dato alla professione in Verona con il Bongiovanni, il Targa ed il Del Bene. Giovanni Zantedeschi era anche amico del prof. Ciro Pollini, esimio botanico, che tanto si giovò della sua opera, come fecero anche Il Morettl di Pavia, lo Sprengel ed altri, coi quali era in continua corrispondenza scientifica.

Medico a Tremosine in quel di Brescia, quindi nella Valtrompia, a Bovegno, fu qui che lo Zantedeschi professò per quarant'anni, cioè fino alla morte, avvenuta il 16 maggio 1845. Ricorda anzi il Bacilieri che a Bovegno: « l'amore, il trasporto per lo studio della botanica, che egli sentiva fino dagli anni più teneri, divenne la passione più viva: lo studio profondo de la natura in lui era accompagnato da I'acume de la indagine, da la minuta osservazione: ... da le rive del "biondo Mella" faceva frequenti escursioni su le Alpi e ne ritornava esultando con una messe copiosa di piante rare, peregrine non ancora descritte, o note a pochissimi".
Giovanni Zantedeschi scopriva e descriveva così per primo il "laserpizio nitido", pianta indigena ed endemica. A lui lo Sprengel dedicava un genere di piante della famiglia delle Orchidee, che chiamò Zantedeschia, genere rappresentato dalla specie L. oethiopica: è pianta ornamentale e si coltivava comunemente nei nostri giardini. Ma la miglior prova della rara competenza che lo Zantedeschi si era acquistato nello studio della botanica, nella professione, è fornita senza dubbio dai molti e dotti scritti che furono da lui pubblicati nelle "Memorie" dell'Ateneo Bresciano.

Ma torniamo al museo che si è voluto giustamente dedicare a questa illustre figura di botanico: il lavoro di preparazione della raccolta è stato svolto, per mano della prof. Silvana Saudella, servendosi di piante raccolte esclusivamente nel Parco delle Cascate di Molina, anche per dare I'occasione ai visitatori di confrontare e di riconoscere le erbe che essi stessi possono osservare dal vivo, percorrendo i sentieri del Parco.

Ogni pianta è stata sistemata su di un pannello e, per quanto possibile, ne sono state poste in evidenza le parti che assumono maggiore importanza dal punto di vista sistematico, quali ad esempio fiori, frutti, foglie, radici. Sono tali parti, infatti, quelle che insieme ad altre meno appariscenti consentono di classificare, ossia dare il giusto nome ad ogni pianta. Accanto ad ogni esemplare sono inoltre specificati: il luogo e la data di raccolta, la famiglia, il nome scientifico, il nome volgare ed il nome locale.

Nella sistemazione si è cercato anche di unire alla rigorosità scientifica il senso estetico, non tanto per voler far dei quadri con materiale naturalistico, che pare oggi siano abbastanza di moda, quanto per invitare i visitatori a fermare lo sguardo un attimo di più e per portarli a considerare quanto vario e complesso e insieme affascinante sia il mondo vegetale. Un mondo in cui l'uomo è immerso e da cui strettamente dipende, un mondo che l'uomo deve imparare a rispettare e a difendere se non vuole distruggere se stesso con la sua rovina.

Il piccolo museo mostra come nella cosiddetta "fascia del Castagno" - che si spinge dai primi colli fino ai 900-1000 metri di altitudine - e in tutta la zona delle Prealpi Venete, l'uomo abbia apportato profonde modifiche alla vegetazione originaria, che era rappresentata dal bosco di latifoglie, distruggendo boschi per utilizzare il legname o per creare, dove era possibile, zone destinate al pascolo o alla coltivazione e introducendo alberi a crescita più rapida, come il carpino nero (che ha avuto il sopravvento sulle querce, a crescita più lenta) e il castagno, e lasciando diffondere negli ultimi decenni la robinia pseudo-acacia, che sta assumendo l’aspetto di infestante.

Ancora l'esposizione insegna ai gitanti come noi uomini dipendiamo dal verde che ci circonda. Sono gli alberi che tagliamo, le erbe che distruggiamo, i fiori che cogliamo - più spesso che strappiamo durante una passeggiata - il nostro laboratorio per la vita. Ogni cellula vegetale è un mirabile laboratorio che permette che sia mantenuta costante nell'atmosfera quella quantità di ossigeno che è necessaria alla vita animale. Ogni cellula vegetale riceve energia dal sole e gli animali, uomo compreso, riceveranno l'energia che proviene dal sole solo mangiando vegetali o animali, che a loro volta si sono nutriti di vegetali.

Anche il Museo botanico di Molina, dunque, assieme a quelli dei fossili di Bolca, di Roncà e di Camposilvano, nonché a quelli della preistoria a S. Anna d'Alfaedo, svolge una importante funzione didattica, ponendosi anche al servizio di un turismo che vuole offrire fra l'altro cultura naturalistica, tanto ai gitanti della domenica come alle scolaresche, che numerose affluiscono a Molina per ammirare, con il Parco delle Cascate, anche l 'interessante raccolta.

Fonte: Notiziario BPV numero 2 anno 1982

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