Bonavigo - Santuario della Madonna di di San Tommaso - Verona

Verona, Bonavigo - Santuario della Madonna di di San Tommaso: E’ opinione diffusa che S. Tommaso Becket (1118-1170), I'arcivescovo di Canterbury fatto assassinare da Enrico Il e fatto iscrivere nel catalogo dei ...
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Bonavigo - Santuario della Madonna di di San Tommaso


E’ opinione diffusa che S. Tommaso Becket (1118-1170), I'arcivescovo di Canterbury fatto assassinare da Enrico Il e fatto iscrivere nel catalogo dei santi da papa Alessandro III, sia titolare di una sola chiesa in tutta la diocesi di Verona: quella cittadina situata oltre l’Adige nei pressi del Ponte Nuovo. Gli venne dedicata - come informa il Simeoni nella sua Guida di Verona e provincia - nel 1316 dai Carmelitani che forse da poco avevano preso stanza a Verona.

Invece, a questo santo è dedicato anche un modesto oratorio nella bassa pianura veronese, entro i limiti della parrocchia di Orti, a ridosso dell'argine dell’Adige che qui scorre pensile. Una collocazione, questa, che ne rese precaria l'esistenza nei secoli passati quando le rotte del fiume, allora "terribile e formidabile" perché non imbrigliato entro possenti argini, erano frequenti e devastanti.

Una di esse aveva travolto nel settembre del 1526, pochi giorni prima che giungesse in visita il vicario del vescovo Gian Matteo Giberti, addirittura la chiesa parrocchiale, risparmiando però il nostro oratorio del quale risulta si servissero gli abitanti del luogo per la celebrazione delle divine funzioni. Non essendo dotato di fonte battesimale, dovevano però ricorrere per tale necessità alla pieve di Porto di Legnago o a quella di Minerbe, con grave rischio per la salute dei bambini in caso di cattivo tempo (evenientibus pluviis et aliis tempestatibus infantes pereunt sine baptesimo). Allora vi officiava un cappellano scelto dai frati di S. Giorgio di Verona che detennero il vicariato di Orti fino alla metà del XVII secolo, epoca in cui passò, per vendita all'incanto, alle monache di S. Caterina di Venezia, ed accanto all'altare del Santo ve n'era un altro dedicato alla Madonna.

La successiva visita del Giberti (1531) insiste sulla sua pericolosa collocazione che faceva temere che prima o poi venisse travolto dall’Adige (sita in ripa Athesis et ne ab illo obducatur pertimendum est) e sulla necessità di rafforzare con "pennelli", ossia con fittoni di legno, la riva.
Ad una soluzione radicale si pensò nel 1667, quando il Collegio sopra la Custodia dell’Adige e Bussetto deliberò che la chiesa fosse demolita "per riparar l'argine in quel sito che minaccia rovina di rotta». La notizia si ricava da una richiesta inoltrata dai canonici di S. Giorgio al Vescovo di Verona per trasportare un altare in altra chiesa. Evidentemente la decisione non ebbe corso e così l'oratorio poté essere visitato, quattro anni più tardi, dall'incaricato del vescovo Sebastiano Pisani.

Da questo momento però risulta intitolato anche alla Beata Vergine - da qui il nome Madonna di S. Tommaso - per la presenza di un'immagine miracolosa della Madonna oggetto di grande venerazione da parte delle popolazioni circostanti che accorrevano a supplicarne la protezione contro malattie e calamità.

Quello della grande venerazione è un motivo su cui insistono tutte le relazioni delle visite pastorali e che ci viene confermato anche dagli ex-voto che nel tempo hanno ricoperto numerosi le pareti del santuario. Ne sono sopravvissuti una cinquantina: piccoli dipinti ad olio su tavolette di legno (in tre casi a penna acquarellata su carta applicata) in cui, secondo uno schema che non conosce significative varianti, viene descritto il "miracolo". In alto sporge dalle nuvole la Vergine con il Bambino, spesso affiancata da S. Antonio da Padova, dalle anime del Purgatorio o, in un paio di casi, da altro santo (S. Tommaso?); nello spazio sottostante è rappresentato l'oggetto del miracolo, per lo più con modestia di risorse artistiche, solo in alcuni casi riscattata da ingenuità naïve.

Il soggetto più ricorrente è quello dell'ammalato che dal letto in cui giace supplica (spesso è un famigliare che lo fa per lui, soprattutto se i tratta di un bambino) la guarigione. Frequenti anche gli infortuni da mezzo di trasporto (cavalli imbizzarriti che sbalzano a terra il conducente del calesse, contadini finiti otto le ruote dei carri agricoli ecc.) o per cadute dall'alto di una cala o di un edificio. Eccezionale il caso - se la nostra lettura dell’episodio è corretta - del rapimento di una giovane da parte di un "bravo".

La narrazione è per lo più ridotta all'essenziale, senza ambientazione, ma qualche volta risulta arricchita di particolari relativi agli interni delle stanze, agli aspetti del paesaggio, alle fogge del vestire. Buona parte delle tavolette reca la data di esecuzione, compresa in un arco di tempo che dalla metà del Settecento arriva fino alla metà del secolo successivo; le non datate vanno anch'esse collocate entro questo periodo.

La mancanza di testimonianze precedenti va spiegata, a nostro avviso, con qualche avvenimento particolare. Uno di questi è del resto rievocato da un ex-voto del 1825, in cui appaiono la campagna ed i cascinali circostanti la chiesetta inondati dalle acque dell’Adige. Bisogna inoltre ricordare che - come informa una nota vergata su un registro parrocchiale - la chiesa fu oggetto di un restauro sul finire del '600, quando era parroco don Sisto Ghiselli, e venne dotata di un nuovo altare nel 1737 e che nel 1806, a seguito delle soppressioni napoleoniche di molti ordini monastici, fra i quali anche quello delle monache di S. Caterina, l'edificio e gli arredi sacri, stimati 280 lire di Milano, vennero incamerati dal demanio.

Oltre che in queste tavolette votive la venerazione popolare trova testimonianza nella fiera che si teneva ed ancora si tiene il dodici di Settembre di ogni anno sui prati retrostanti la chiesetta.

«Nei tre giorni di festa – scriveva il parroco di Orti, don Giovanni Soave - intervenivano, assieme ai venditori di bestiame, zingari, saltimbanchi, intrattenitori da piazza e tutta la variegata umanità che un tempo popolava le sagre paesane. La gente accorreva anche da lontani paesi, su carri trainati da buoi, per invocare protezione e lucrare indulgenze dalla Vergine effigiata da ignoto pennello su una tavola di legno situata nella nicchia dell'altare e godere del divertimento assicurato dalle più svariate attrazioni».

Fonte: Notiziario BPV numero 1 anno 1992

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