Palazzolo di Sona - Chiesa di Santa Giustina - Verona

Verona, Palazzolo di Sona - Chiesa di Santa Giustina: Di Palazzolo - piccolo borgo abitato posto fra Sona e Bussolengo in provincia di Verona - nessun libro di storia avrebbe mai parlato se dal suo ...
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Palazzolo di Sona - Chiesa di Santa Giustina


Di Palazzolo - piccolo borgo abitato posto fra Sona e Bussolengo in provincia di Verona - nessun libro di storia avrebbe mai parlato se dal suo Belvedere, in vetta alla collina, Carlo Alberto non avesse osservato, il 30 aprile 1848, le prime fasi della battaglia di Pastrengo, quella che, per lo slancio degli squadroni di Carabinieri guidati dal generale Sanfront, si risolse, da assai probabile catastrofe, in fulgida vittoria delle armate piemontesi. Ancor oggi sulla fronte della casa posta alla sommità del monte, si può leggere questa iscrizione:

Carlo Alberto re di Sardegna, Vittorio Emanuele duca di Savoia, Ferdinando Maria duca di Genova, strenui campioni della libertà indipendenza ed unità di Italia, di qui vigilarono e ressero le sorti della fazione di Pastrengo, combattuta gloriosamente contro gli Austriaci, nel 30 aprile 1848.

Ma agli amanti dell'arte Palazzolo è nota anche per la sua vecchia pieve dedicata a Santa Giustina, che sorge in località isolata e che è importantissimo monumento del romanico veronese, studiato e pubblicato da Luigi Simeoni e da Edoardo Arslan fra i primi, e quindi più recentemente da Angela Maria Romanini e da Francesca D'Arcais. Così la ricorda, nel 1909, nella sua memorabile Guida di Verona, lo storico Luigi Simeoni:

Affrettiamoci a S. Giustina che circondata dal rustico cimitero, sola sul ciglio del monte davanti alla grande pianura, ci attira con la sua suggestiva rozzezza e antichità. Essa ha la strana particolarità di avere due absidi quasi uguali, decorate da lesene, pur essendo ad una sola nave. Le muraglie sono rozze: manca ogni ornato, solo appare, turato, qualche finestrino a strombature. Il campanile tozzo, con pina, troppo larga, risente dell'epoca in cui sorse, che credo sia il secolo XI, e della mancanza nei dintorni di materiale migliore del ciottolo. La cella campanaria ha una bifora formata da una colonna con pulvino. L'interno della chiesa era tutto affrescato. Ora tutto imbiancato lascia trasparire, dall'intonaco volgarmente gialliccio, le figure spettrali di alcuni santi del XIII secolo con vesti e fasce di natura bizantina.

Quando sia sorta a Palazzolo la prima chiesa dedicata a Santa Giustina, non si è in grado di dire. Forse già dai secoli della dominazione longobarda, stando ad un frammento di ciborio dell'VIII secolo, qui segnalato come esistente dal Forlati. Del resto "palatiolum" indicherebbe con ogni probabilità un centro di pertinenza dell’autorità amministrativa veronese, ducale o regio resta da precisare: "la sua ubicazione - osserva il Mor - è in stretto rapporto con quella zona, fra Lazise, Gozzolengo (l'attuale Bussolengo) e la VaI Caprinate, in cui si accampavano gli eserciti in transito lungo la Valdadige, e potremmo pensare che nel "palatiolum" di Sona prendesse dimora il comandante delle truppe".

Ma torniamo rapidamente alla nostra chiesetta per ricordare ciò che sui suoi affreschi - scoperti secondo don Antonio Pighi dal benemerito arciprete don Luigi Garzotti (1847-1856) - ci dice, fra i primi, nel 1942, Edoardo Arslan, che si sofferma in particolare sulla figura di una Madonna allattante, seduta, in tunica bianca e manto violaceo, il volto di tre quarti a destra, col Bambino benedicente in vestiariola viola, accompagnato dalla figurazione più a destra della stessa Vergine, stante, in vesti uguali, sul fondo cinerino inquadrato di giallo che egli definisce: "opera di notevole finezza nel modellato delle vesti e chiaramente memore del “Giudizio” di Sommacampagna" e che egli ascrive nel novero di alcune rare opere ad affresco del Duecento nelle quali "non permane più alcun sentore del gusto romanico del tardo XII secolo... e viene invece elaborandosi una visione più intimamente bizantina".

Lo stesso Arslan ricorda anche affreschi trecenteschi di timbro romanico sulla parete meridionale della stessa chiesa (un arcangelo Gabriele, una Madonna con Bambino, un San Giacomo, un Battista, un San Matteo; ancora un Battista, una Santa Cecilia) e altri affreschi dello stesso timbro sulla parete occidentale (un San Bartolomeo, una Santa Giustina, una Madonna con Bambino, un beato Enrico da Bolzano, una Santa Lucia) sormontati da una cornice a dentelli in prospettiva: "Non sono anteriori al 1315, anno della morte del Beato Enrico", egli annota. Ed è sempre l'Arslan che qualche anno prima, nel 1939, indagando sull'architettura romana veronese, di nuovo s’intrattiene su questa singolare costruzione, già sede di una pieve, citata per la prima volta nella bolla di Eugenio III del 17 maggio 1145, ma ritenuta dal Pighi anteriore al Mille e dal Porter (che la vuole del 1030) messa in relazione, per le sue murature, con quella di santa Maria di Loppia.
Proprio l’Arslan nota il legame che secondo lui deve senz’altro stabilirsi fra questa chiesa e quella di sant'Andrea di Sommacampagna, con il San Zeno di Cerea e la Bastia di Isola della Scala: una serie di elementi scolpiti ad hoc (ma che ora si presentano con un loro carattere frammentario e erratico), insieme con la porta della facciata, farebbero pensare, infatti, ad un epoca eguale a quella in cui fu eretta la chiesa di Sommacampagna e, forse, alla stessa maestranza rurale, sicché tutte queste innegabili affinità porterebbero a datare santa Giustina di Palazzolo tra il 1120 e il 1130.

Ma la D'Arcais è pure di diverso avviso. Proprio la somiglianza con Sant'Andrea di Sommacampagna, che la storica attribuisce al secolo decimoprimo, le permette di suggerire analoga datazione anche per il nostro sacello: «la proposta di datare a questi anni, ancora entro l’XI secolo, la vicina chiesetta di S. Giustina di Palazzolo - ella scrive testualmente - mi sembra possa essere suffragata dalla somiglianza (a quella di Sant'Andrea) della irregolare e rozza superficie muraria, anche se ben diverso è invece l'aspetto esterno e la tipologia singolare della pianta».

Detto qualcosa della chiesa e dei dipinti ch'essa conserva, sarà forse il caso di aggiungere alcune notizie circa il perché del culto di Santa Giustina nel Veronese: dal momento che la martire viene onorata, oltre che a Palazzolo, anche ad Illasi.

Qui, infatti, nell'attuale territorio della pieve esiste una chiesa campestre intitolata a Santa Giustina, antichissima, dove sull'unico trave in legno della torre campanaria parrebbe scolpita la data 1101, che forse può indicare l'anno della sua costruzione.

In questa chiesa, nel secolo XVIII, abbattuto I'altar maggiore, si trovò una pietra miliare recante i nomi degli imperatori Costantino e Massenzio: "Non crediamo di accogliere facili illusioni - scrive a tal proposito il Barzon - se crediamo che il nome di S. Giustina, titolare della chiesa sorta in quel luogo ricco donde affiorano memorie romane, ci faccia ritenere che ivi fosse costruita la pieve nel periodo antico; e che, sotto i Longobardi, forse per il trasformarsi di un loro nucleo cristiano e lo spostarsi del centro abitato, prevalesse una chiesa dedicata a S. Giorgio, che poi fu elevata al grado di pieve". Né conclusioni diverse suggerisce, sempre al Barzon, il S. Giorgio di Marega, già "villa" dell'agro atestino. Sopravvisse ancora, infatti, fra Marega e Legnago la denominazione Cortazza S. Giustina, il cui nome dice il titolo di una chiesa da cui fu designata la località: "I Longobardi vi hanno trovato un centro abitato e fiorente - annota il Barzon - e vi hanno costruito una curtis o corte. A Marega, che sta a breve distanza, forse una cappella raccoglieva l'elemento longobardo, il quale la volle intitolata a S. Giorgio. Cappella e titolo prevalsero sulla primitiva pieve; cui più tardi succedette come nuova pieve".

Perché tanto onore dunque a Santa Giustina? La risposta è facile se ricorderemo che la santa è della vicinissima Padova, dove il suo corpo giace sepolto all'interno della basilica a lei dedicata sull'area cimiteriale che lo raccolse all'indomani del martirio; basilica che sostituisce l'antico sacello qui eretto da certo Opilione agli inizi del secolo quinto. Subito il culto di Giustina si diffuse non solo in tutte le città venete ma anche in quelle del patriarcato di Ravenna e a Milano, dove il nome della santa venne persino incluso nel Canone della Messa ambrosiana:

"Dal giorno del suo martirio (a. 301 circa) sino a tutto il secolo VIII - sottolinea il Barzon - quel culto conserva la sua fresca forza di espansione; poi man mano si attenua. AI sorgere del Monastero e specialmente dopo l'invenzione del Corpo della Martire (1177?) S. Giustina riappare nel primitivo fulgore, fino a prendere il posto di compatrona, presso S. Marco, nel Ducato di Venezia".

Ecco spiegato così anche il perché della dedicazione alla martire padovana della antica chiesa di Palazzolo, là dove già i longobardi si erano insediati e dove, ai tempi della erezione della cappella in pieve, doveva esistere una comunità discretamente importante.

Fonte: Notiziario BPV numero 4 anno 1984

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