Marcellise - Chiesa di San Pietro - Verona

Verona, Marcellise - Chiesa di San Pietro: Tra le frazioni di S. Martino Buon Albergo, Marcellise si adagia tra le verdi colline di Montorio e quelle di Lavagno. Attraverso un viale alberato di...
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Marcellise - Chiesa di San Pietro


Tra le frazioni di S. Martino Buon albergo, Marcellise si adagia tra le verdi colline di Montorio e quelle di Lavagno. Attraverso un viale alberato di cipressi si sale alla privilegiata e panoramica posizione della Chiesa Parrocchiale, che domina, dall'alto, questa fertile e ridente vallata. La Chiesa è dedicata a S. Pietro in Cattedra, festeggiato il 22 febbraio, giorno in cui, già ai tempi dei romani, si celebrava la festa della «cara cognatio» ossia della famiglia.

Al Santo titolare è dedicata la bella statua in legno dipinto situata nel coro: l'opera, posta al centro di un'alzata d'altare di gusto barocco, è stata scolpita dal Sughi nel 1660 e raffigura il Santo seduto in cattedra, in ricchi abiti vescovili, con le chiavi del Regno dei Cieli nella mano sinistra e nella destra la pastorale con la croce a triplice traversa; sul cartiglio dell'alzata si legge la scritta dedicatoria:

D.O.M. ET DIVO PETRI DICATUM ANNO DOM. MDCVC.

L'attuale edificio, ampliamento dell'antica chiesetta romanica di cui oggi resta solo la piccola sagrestia, è stato costruito nel 1830, su disegno dell'architetto veronese Giuseppe Barbieri, le cui linee classiche e severe distinguono la bella facciata esposta ad est e l'elegante disegno architettonico, che riprende i principali elementi del tempio greco. Verso il cielo svetta lo slanciato campanile, anch'esso d’origine romanica, ma ormai rifatto e quindi intonacato, con l'aggiunta di una cupola di rame. Il predominante gusto neoclassico si ritrova anche all'interno della Chiesa, arricchita di nuovi arredi proprio in seguito al rifacimento del 1830. Il prospetto interno del portale riprende, come all'esterno, la facciata del tempio greco: due colonne scanalate, con ricco capitello corinzio, sostengono I'architrave su cui è dipinta la scritta:

LA PIETA' DEL POPOLO L'ANNO 1883

Altrettanto grecheggianti i quattro confessionali, due ai lati del portale e due ai lati del presbiterio, anch'essi del sec. XIX e caratterizzati da lesene scanalate con capitello corinzio e frontone nella parte centrale dell'alzata. Di gusto e fattura tipicamente neoclassica anche due dei quattro altari visibili lungo la navata unica della Chiesa: entrambi sono in marmo bianco e liscio, lavorato a linee semplici ed austere; sul primo altare di destra, al centro dell'alzata sorretta da lesene scanalate con capitello ionico ed architrave dal delicato fregio ornamentale, è leggibile la data: D.O.M. D'ANTONIO AB. MDCCCXXVIII.

L'organo, citato come opera settecentesca di Gaetano Amigazzi, è stato ampiamente ritoccato e rifatto in alcune parti nel sec. XIX, secondo il gusto neoclassico, testimoniato dalle colonne e dal timpano della campata centrale della cassa. Quale ulteriore e significativo esempio del nuovo gusto decorativo della Chiesa merita ricordare i dipinti di Giovanni Battista Caliari (1802-1850), che eseguì numerose copie d’opere famose del Rinascimento. Sue sono le cinque tele intorno al portale maggiore: in alto l'Incontro di Gesù con la Madre, copia da Raffaello ed ai lati le SS. Apollonia e Lucia, copia da Giovanni Caroto, i Profeti Ezechiele e Geremia, e la Visitazione, che il Simeoni dice copia da Girolamo Dai Libri, come pure i SS. Lorenzo Giustiniani e Zeno. Altre tre copie del Caliari si trovano nel primo altare di destra: una tela grande raffigurante il Miracolo del piede di Tiziano e due più piccole, I'una con S. Agostino, copia da Giovanni Battista del Moro, e l'altra con S. Benedetto, copia di Pasquale Ottino. Nel primo altare di sinistra è invece il quadro con la Madonna, S. Antonio abate e S. Pietro, nel quale le figure della parte superiore sono prese da un quadro di Giovanni Caroto, mentre la figura di S. Pietro è presa dalla Madonna della quercia di Girolamo Dai Libri. Nel presbiterio vi sono, infine, due opere datate 1814 e raffiguranti la Consegna delle chiavi e Gesù che cammina sulle acque, nelle quali lo stile neoclassicheggiante di G.B. Caliari è più che mai evidente.

Venendo, quindi, alle opere d’arte antiche presenti nella Parrocchiale, le più famose sono senz'altro le tele di Francesco Morone (1471-1529) e Girolamo Dai Libri (1474-1555): del primo sono i Profeti Daniele e Isaia e i Santi Benedetto e Giovanni Evangelista; del secondo le Sante Caterina e Dorotea e la Natività. Tutti e quattro i dipinti sono caratterizzati da dolci ed ariosi sfondi di paesaggio, con le colline veronesi e scorci del Lago di Garda, elementi ritrovabili in quasi tutte le opere di questi due artisti del Rinascimento veronese; inoltre, la nobiltà degli atteggiamenti, la forza e la grazia del colore danno un'espressione di profondo sentimento a queste opere. Le tele, in origine, decoravano le antiche portelle dell'organo della Chiesa di S. Maria in Organo e furono commissionate dall'abate Cipriani nel 1515; all'inizio del sec. XVIII sono citate ancora in loco, quindi, alcuni anni dopo il rinnovamento dell'organo, avvenuto nel 1736, le portelle furono tolte e, dopo movimentate vicende e peregrinazioni, narrateci da L. Di Canossa, giunsero alla Chiesa Parrocchiale di Marcellise. Ancora le stesse opere, nel 1824, diedero origine ad una curiosa vertenza giudiziaria tra i conti Dal Pozzo e la fabbriceria della Chiesa: i Dal Pozzo sostenevano di essere i legittimi proprietari delle tele in questione, le quali non sarebbero state donate alla chiesa di Marcellise, bensì semplicemente date in deposito temporaneo. La causa si concluse con la vittoria della fabbriceria ed il versamento alla famiglia Dal Pozzo di lire 2000.

Sul secondo altare di sinistra si trovano i quindici quadretti raffiguranti i Misteri del Rosario dipinti da Claudio Ridolfi (1570-1644) verso il 1620. Questo tema era particolarmente diffuso nel periodo della Controriforma, quando dopo la battaglia di Lepanto, il culto del Rosario subì una forte ripresa. Il Ridolfi ha dipinto lo stesso soggetto anche nella parrocchiale di Mazzantica, e il pittore Sante Creara lo ha eseguito per le Chiese di Ca’ di David e di Lonato. L'attribuzione di questa serie di dipinti è stata fatta in occasione della mostra "Cinquant'anni di pittura veronese", del 1974; la critica è stata concorde riguardo alla decisa influenza di Federico Barocci su queste opere del Ridolfi, da poco rientrato dal suo soggiorno nelle Marche; tale influenza è visibile nella particolare "base rosata della gamma dei colori e nel diminuito spessore della pasta pittorica, caratteri che indicano un netto distacco dal linguaggio veneto". Precedentemente questa serie di dipinti era stata attribuita a Sante Creara (1571-1630), che è invece l'autore certo della pala collocata sulla parete destra dello stesso altare, raffigurante la Madonna del Rosario con S. Domenico, S. Carlo Borromeo ed altro Santo non identificato. La presenza di S. Carlo Borromeo ci consente di datare l'opera dopo il 1612, anno in cui il Santo fu canonizzato; quanto al culto per la Vergine del Rosario, risale addirittura al '200, quando, secondo la tradizione, la Vergine sarebbe apparsa a S. Domenico, donandogli il rosario.

Un altro ciclo sacro è costituito dalle quattordici stazioni della Via Crucis, dislocate lungo le pareti della navata. Questo di Marcellise è opera del pittore veronese Agostino Ugolini (1758-1824); l'artista si era specializzato in questo tema, che ha dipinto anche per il Duomo di Verona e per altre chiese della diocesi. Allievo di Giovanni Battista Burato, fu caratterizzato da uno stile di limitato respiro e di maniera; ciò nonostante fu sorretto, talora, da accenti sinceri e da una piacevole vena coloristica, delicata ed armonica, stesa con tocco fluido e leggero.

Un'ultima opera, legata al Santo titolare della Chiesa, è il dipinto di Alessandro Marchesini (1644-1738) raffigurante San Pietro in Cattedra rapito nella visione dello Spirito Santo, in cui ritroviamo quella narratività così caratteristica nella pittura veronese del Settecento, fatta di piccole figure e di un gusto tendenzialmente scenografico; secondo il Lanzi quest’artista, nel dipingere i suoi quadri, metteva "più facilità che studio".

Da quanto esposto appare l'interesse artistico di questa Chiesa, che potrà utilmente essere visitata.

Fonte: Notiziario BPV numero 4 anno 1987

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