Vestenavecchia - Chiesa di Sant'Antonio Abate - Verona

Verona, Vestenavecchia - Chiesa di Sant'Antonio Abate: Nel cuore dell'alta val d'Alpone, sulla sommità di un colle che domina i paesi di Vestenavecchia e Vestenanuova, divisi fin dal 1525 in due comunità, ...
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Vestenavecchia - Chiesa di Sant'Antonio Abate


Nel cuore dell'alta val d'Alpone, sulla sommità di un colle che domina i paesi di Vestenavecchia e Vestenanuova, divisi fin dal 1525 in due comunità, sorge un'antica pieve romanica del sec. XII intitolata a Sant' Antonio Abate.

La piccola chiesa sorse, secondo la tradizione, nelle immediate vicinanze del nucleo abitativo originario di Vestenavecchia e fu per lungo tempo il centro spirituale e religioso più importante della val d'Alpone; così, col passare dei secoli e l'accrescersi della popolazione, fu necessario raddoppiare le sue proporzioni. Purtroppo, fin dai primi decenni del ‘900, è stata adibita a diversi usi profani, da prima quale edificio scolastico, poi quale teatrino ed infine quale postazione militare per i partigiani durante la Guerra, fino a portarla ad un grave stato d’incuria ed abbandono che rischiava di causarne la perdita definitiva.

Ma proprio quando s’incominciava ad ipotizzare la sua demolizione, intorno agli anni '70 fu eletto parroco di Vestenavecchia don Giuseppe Bottacini, appassionato d'arte e amante della cultura popolare, che si dedicò a recupero di quest’antico luogo sacro e sollecitò le autorità competenti affinché s’intervenisse per salvare il salvabile. Così, grazie all'intervento della Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici di Verona ed all'appoggio d’enti pubblici e privati, negli anni 1981-1982 sotto il nuovo parroco don Paolo dal Fior, si diede inizio ai lavori di restauro del tetto, rovinato da infiltrazioni d'acqua, e delle mura perimetrali, cui fece seguito il recupero dei preziosi affreschi settecenteschi che decorano le pareti e la volta dell'abside.

In questa prima fase d’intervento, gli esperti rilevarono la presenza di uno strato più antico d’affreschi del cinquecento, degni di essere riportati alla luce; questi erano ricoperti da una spessa mano di calce viva, stesa come disinfettante durante le epidemie di peste che nei secoli XVII e XVIII colpirono questi paesi. Sulla calce era poi stato dipinto il secondo strato d’affreschi settecenteschi, ancora visibile all'inizio dei lavori di restauro.

Nel 1982 furono iniziati i primi interventi conservativi sugli affreschi della zona absidale: consolidamento dell'intonaco, sostituzione delle vecchie malte nelle parti non dipinte, pulitura delle parti cromatiche. Tornarono così a risplendere di nuova vita e di nuova luce le belle figure di Sant'Antonio Abate, sulla parete di fondo dell'abside, affiancato da San Zeno vescovo, sulla parete di destra, e Sant’Urbano papa su quella di sinistra; il medaglione del Padre Eterno, cui fanno corona quelli con i quattro Evangelisti, sulla volta absidale; la serie degli Apostoli e dei Profeti, nel sott'arco d’ingresso all'abside.

S’iniziò, quindi, all'asportazione dello strato di calce da tutta la superficie, al fine di mettere in luce le parti affrescate sottostanti. Sotto i dipinti settecenteschi dell'estradosso dell'arco d’ingresso all'abside comparvero tre gruppi pittorici probabilmente del sec. XVI. La seconda ed ultima fase di restauro, riguardante gli affreschi più antichi sopra citati, fu completata nel 1985.

Al centro è la maestosa figura del Cristo risorto, mentre ai lati è raffigurata l'Annunciazione, la Vergine sulla destra e l'arcangelo Gabriele sulla sinistra; il terzo gruppo è quello della SS. Trinità, con Dio Padre reggente la croce sulla quale giace il Figlio e la colomba dello Spirito Santo aleggiante sul capo del Padre. Purtroppo della figura centrale del Figlio, oggi completamente scomparsa, si legge a malapena la sagoma della sinopia.

Quanto alle altre opere d'arte ed arredi pertinenti la chiesa, merita ricordare la bella scultura della Madonna del Carmine con il Bambino in braccio, opera databile alla seconda metà del sec. XVIII. La Madonna, festeggiata il 16 luglio d’ogni anno, indossa un prezioso manto damascato su di un abito riccamente ricamato in oro e piccole perle; i bei visi della Vergine e del Bambino sono coronati da un serto regale in metallo argentato.

Originariamente la chiesa era adornata da tre altari in legno, dedicati alla SS. Trinità, a San Valentino e a Santa Lucia. Oggi resta solamente l'altare maggiore, in pietre policrome, dedicato ai santi Antonio Abate e Antonio da Padova.

Fonte: Notiziario BPV numero 1 anno 1990

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