Stradone San Fermo - Verona

Verona, Stradone San Fermo: Stradone S. Fermo è una via fra le più ampie e belle della città. Sarebbe anche una delle più regolari e diritte se nel suo ultimo tratto verso nord ...
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Stradone San Fermo


Stradone S. Fermo è una via fra le più ampie e belle della città. Sarebbe anche una delle più regolari e diritte se nel suo ultimo tratto verso nord non fosse costretta a deviare sensibilmente, per lo sporgere del fianco destro della splendida chiesa che le dà il nome.

Questa via ha avuto il poco felice destino di sorgere e di formarsi tra due grandi edifici che per diverse ragioni non potevano e non possono essere rimossi, e quindi è venuta a trovarsi in gran parte ostruita alle due opposte estremità, perché anche a sud il Palazzo Maffei vi sporge per tre quarti della sua larghezza.

Ora se questa duplice quasi occlusione può essere indicata come una sua strana caratteristica, che in passato non costituiva un difetto urbanistico di rilievo, oggi invece rappresenta un non lieve inconveniente nei riguardi della circolazione e del traffico motorizzato, enormemente accresciuti in questi ultimi tempi.

Osservandolo da presso, Palazzo Maffei può far ricordare nell'insieme del paesaggio la Via Belenzani di Trento, salvo s'intende, per quest'ultima, le minori proporzioni. In ogni caso, Stradone S. Fermo ha una prerogativa tutta sua, che non si riscontra in nessun'altra via del centro: quella cioè d'incominciare e di finire con una chiesa.

A nord S. Fermo Maggiore e a sud S. Pietro Incarnario ne formano, infatti, gli estremi sul lato orientale, e al di sopra delle case le due chiese sembrano richiamarsi a vicenda come a concludersi in ideale unità.

Con andamento all'incirca parallelo a Via Leoncino, Stradone S. Fermo forma con essa e le traverse congiungenti (vie Tazzoli, Rocche, Malenza e Flangini) il quartiere più aristocratico di Verona, benché oggi non certo nel senso tradizionale della parola. Al posto dei blasoni è subentrata anche qui, da vari anni, una classe operosa di commercianti, industriali e professionisti che vi ha fatto sparire quell'aria d'abbandono e di grande tranquillità che la distinguevano ancora pochi decenni addietro.

Oggi stradone S. Fermo è una via animata che ha un notevole movimento di pedoni e ancor più d'automezzi, i quali la preferiscono spesso alla più stretta Via Leoncino, per raggiungere dalla Bra' la sinistra d'Adige.

Il 25 aprile 1945 presentava una visione desolante di rovine. Ma è stata una delle prime a risorgere, e - ciò che più conta - mantenendo in gran parte il suo aspetto d'anteguerra, giacché vi si è fatta quasi esclusivamente opera di vera ricostruzione.

Abbelliscono lo stradone alcuni palazzi dovuti ad architetti veronesi di sicura fama. Al n. 13 il grandioso Palazzo Della Torre, di pretto stile sammicheliano, con un classico portale d'ingresso e un bel portico a bozze nel cortile interno, attribuito al Curtoni.

Di fronte, al n. 12, il palazzo già Goldschmiedt (ora Beccherle) in stile neoclassico, del Barbieri, con una bella testa di Mercurio sul sommo d'arco del portone.

Al n. 8, il Palazzo Camuzzoni, che ricorda un casato ben noto nella storia municipale veronese più recente.

Pure notevoli: Palazzo Rizzardi al n. 14, già Campostrini, che fa angolo con Via Malenza, e sulla serraglia del portone mostra una testa di leone reggente il motto "Censum non superat", e il severo Palazzo Murari Dalla Corte Bra, di stile sammicheliano, che sullo stradone prospetta il fianco sinistro, e al di sopra del tetto innalza una gran loggia aerea, che si vede molto bene provenendo da Ponte Navi.

Merita menzione anche palazzo Boggian, al n. 28, che ha nella facciata, sopra il frontone del marmoreo balcone centrale, in una nicchia, la statua seduta di Euterpe, ad indicare che lì si onora la musica. Infatti, riprendendo le belle tradizioni del passato - quando i salotti signorili erano aperti a ogni manifestazione d'arte e di cultura - la famiglia Boggian vi ha tenuto concerti apprezzatissimi, con l'intervento del fiore della cittadinanza.
Ma storicamente il più famoso è Palazzo Maffei, che sullo stradone San Fermo prospetta il solo fianco sinistro, interessante tuttavia perché presenta notevoli tracce di finestre romaniche, e al piano terra uno di quei bei portali romanici, con spallette di vivo e l'arco a pieno centro a conci di tufo e ghiera di cotto, che non sono rari nel centro di Verona.

Al n. 16 è la casa dove morì, presso la sorella amatissima, Aleardo Aleardi il 17 luglio 1878, e una lapide lo ricorda.

Sulla casa al n. 7, quasi di fronte alla precedente un'iscrizione dipinta ripete la nota sentenza oraziana: "Omne tulit punctum qui misenit dulci ". Al n. 10 una targa marmorea con il simbolo cristiano porta questa legenda: "Quicumque honorificaverit - me - glorificabo eum".

Davanti alla chiesa si trova la piazzetta di S. Fermo, dalla quale si entra in un primo chiostro dell'ex convento dei Minori, che è stato restaurato insieme con le altre parti colpite e semidistrutte dalla guerra, fra le quali un secondo suggestivo chiostro, ora sede parziale d'uffici finanziari, con un bel pozzo rialzato nel mezzo circondato da quattro grandi anfore in pietra.

Vicolo Vento, in parte allargato, e vicolo Torcoletto congiungono lo stradone col quartiere limitrofo dei Filippini.

Stradone S. Fermo offre al passante non affrettato né distratto, interessanti prospettive.

Provenendo dall'estremità nord, si vede emergere lontana dal tetto di Palazzo Maffei e profilarsi netta sul cielo, una quadrata e snella torretta belvedere, che sullo sfondo della via spaziosa, affiancata di palazzi, costituisce una piacevole nota di paesaggio locale.

Risalendo invece lo stradone a sinistra da sud, la sua vista si allieta del quadro mirabile formato dalla chiesa San Fermo con la sua facciata bicolore e i suoi pinnacoli, insieme alla parte superiore del superbo campanile che lancia verso l'alto la sua pinna possente. Splendidi effetti di luce dorata e vibrante sulle varie parti del tempio offrirà il quadro osservato in pieno sole o al tramonto di una giornata serena.

Riflettori ben collocati sulle case circostanti, danno la notte una visione fantastica delle absidi, dei fianchi e della facciata dell'insigne monumento, che brilla isolato come gigantesco monile presso le rive del fiume sonoro, del quale sembra ascoltare nel silenzio la nota inestinguibile voce.

Stradone S. Fermo, che in passato si chiamò anche "Via dei Brentàri" (cioè fabbricanti di brente), resta fuori della cinta romana, e prima del periodo comunale fu sobborgo della città. Con la costruzione della nuova cinta murale, detta dal popolo "el muro novo", - tuttora esistente, benché danneggiato dalla guerra, lungo la via degli Alpini - restò incorporato nella "civitas".

Sono stati fatti dei lavori per l'arretramento della chiesa di S. Pietro lncarnario, onde rendere più agevole il passaggio nel contiguo Stradone Scipione Maffei. A lavori ultimati, questa chiesa che fu parrocchiale e custodisce in sotterraneo un antico "carnarium" romano apparve assai ridotta di proporzioni, ma in compenso fu visibile una parte maggiore del bel campanile trecentesco che ne costituisce esternamente la parte più interessante.

Fonte: Vita Veronese – 11/1951

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